Usa, gli importatori scommettono sul vino del Piemonte: buyers incontrano 25 cantine vitivinicole a New York

30/07/2013

Gli americani bevono in media 9,5 litri di vino all’anno. Ancora pochi rispetto agli oltre 45 di italiani e francesi, ma i consumi stanno crescendo. La conferma arriva dall’Italian Wine and Food Istitute, che fotografa per il 2013 una situazione positiva delle esportazioni di vino italiano negli Stati Uniti: tra gennaio e aprile 2013, sono aumentate del 24,9 % in quantità e del 32,1% in valore. L’export ha registrato 825 mila ettolitri di vino italiano, per un valore di 415 milioni di dollari, contro i 799 mila ettolitri, per un valore di 390 milioni del 2012. Dai dati parziali dell’anno, l’Italia vola al primo posto tra i Paesi esportatori di vino negli Stati Uniti, un primato detenuto finora dall’Australia (ora a quota 699 mila ettolitri esportati, pari a un valore di 162 milioni di dollari). Il direttore dell’Italian Wine & Food Lucio Caputo lo ha ribadito in una “lezione” sul mercato del vino ai 25 vignaioli del Piemonte volati a New York per trovare l’importatore americano. Un’iniziativa promossa dal Consorzio Piemonte Land of Perfection in accordo con Wine Enthusiast, una delle più importanti riviste del settore vino negli Usa che ha ideato “Importer Connection”, un programma per mettere in contatto i buyers con le cantine vinicole che non hanno l’importatore ma sono interessate a importare negli Stati Uniti. I degustatori della rivista hanno assaggiato, assegnato punteggi e selezionato i vini: le 76 etichette delle aziende piemontesi (dal Gavi al Barolo, dal Barbaresco alla Barbera, dal Ruché al Grignolino, dal Moscato al Brachetto) hanno ottenuto voti molto alti, tutti sopra gli 80, attirando l’interesse di quei buyers che volevano ampliare il loro portfolio sui vini italiani. “Stavolta abbiamo pensato a un evento  – dice Andrea Ferrero, presidente di Piemonte Land of Perfection – rivolto alle aziende più piccole che, da sole, non avrebbero la forza per arrivare sul mercato americano, pur essendo una peculiarità del Piemonte. Molte di queste cantine coltivano e custodiscono quel patrimonio prezioso di vitigni autoctoni piemontesi, forse meno conosciuti ma che sempre più hanno appeal sui consumatori esteri, in particolare negli Stati Uniti. Piccole realtà che vanno protette e agevolate nelle politiche dell’export”.